Una poesia di Gioconda Belli

1 04 2013

 

Gioconda Belli

Gioconda Belli (Managua, Nicaragua 9 dicembre 1948) è una famosa scrittrice, giornalista e poetessa contemporanea che nasce in Nicaragua da una famiglia di origini italiane (suo nonno Antonio Belli era originario del comune di Biella).

I temi di cui tratta nelle sue opere attingono alla politica nicaraguense e alla lotta sandinista contro la dittatura di Somoza, all’emancipazione femminile e al rapporto tra civiltà precolombiane e colonizzazione spagnola in sudamerica.

La prosa e la poesia della scrittrice sono intrisi di misticismo, di spiritualità e di sensualità al tempo stesso. Tra i suoi romanzi, La donna abitata (La mujer habitada, 1988) è stato tradotto e pubblicato con successo in tutto il mondo, e solo in Germania ha venduto oltre 600.000 copie. Qui di seguito è proposta una sua poesia.

PLENITUD

Hoy me siento como un árbol
que se supiera mujer:
Ya no quebradiza rama
sino rotunda intuición,
y la sólida certeza
de saber dónde es que estoy.

Las raíces de mi cuerpo
han bendecido el amor.
He florecido en la espuma
regada por la pasión,
por el semen generoso de la vida
y el dolor.

Aprendí que las derrotas
cicatrizan como heridas
y que se vuelve a la lucha
si se retoman las bridas.

Hoy me siento como un árbol
que se supiera mujer.
Alta, fuerte, bien vivida,
y en plena madurez.


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Scrittori a Cuneo 2012: nuovo appuntamento con la Spagna!

16 11 2012

scrittoriincitta-2012 L’edizione 2012 della rassegna scrittorincittà ha scelto come sottotitolo “senza fiato”. In effetti, l’anno trascorso ha messo alla prova un po’ tutti costringendo chi più chi meno a riconsiderare progetti, forse a rimettere qualche sogno nel cassetto – ma solo per ora! – e questa consueta e attesa settimana da trascorrere in compagnia di libri e scrittori è una gran bella boccata d’ossigeno che rivitalizza…

Come al solito, in preda alla mia febbre iberica, ho sfogliato le pagine del programma e sono sobbalzata sulla sedia… Non capita spesso di poter incontrare di persona il grande Fernando Savater… Anche se a ben pensarci con Savater sarebbe un nuovo incontro, non il primo, e questo grazie a uno di quegli scherzi della vita che a volte fa rimanere sbalorditi e senza parole…

Negli anni ’90 io ero una studentessa dell’Istituto tecnico della mia città e non avevo idea di chi fosse Fernando Savater. Ci pensò la mia insegnante di Lettere a farmi fare la sua conoscenza. Un giorno ci parlò di un filosofo spagnolo, un professore che aveva scritto un libro in cui cercava di spiegare l’etica e la morale a suo figlio adolescente. Un grande successo editoriale in Spagna e poi in Italia, tradotto e pubblicato da Laterza nel 1992, Etica per un figlio, questo il titolo italiano, Etica para Amador il titolo spagnolo, dove per Amador si deve intendere Amador Savater, il figlio.

A quell’epoca però non mi aveva entusiasmato molto la vicenda. Si sà, i giovani non apprezzano mai abbastanza le cose, ci vuole tempo e la giusta prospettiva. Allora della Spagna non conoscevo ancora nulla. Dovevano passare alcuni anni, cinque per l’esattezza, prima che qualcosa cominciasse a muoversi per portarmi lentamente al mio primo incontro dal vivo con il grande filosofo.

Nel 1997, al mio secondo anno di università, ricevetti una proposta inconsueta. Alcune persone di mia conoscenza ma che non frequentavo abitualmente, mi proposero un week end a Madrid, conoscendo il mio interesse per la lingua spagnola. E così atterrai per la prima volta a Madrid Barajas, rimanendo per sempre affascinata dall’immagine aerea dei Campi di Castiglia, terreni dalle forme geometriche che si uniscono come tessere di puzzles in varie tonalità di marrone e ocra. È ancora così. Sono trascorsi quindici anni da quel pomeriggio, ma ogni volta che sorvolo quei campi mi sembra di tornare a casa.

Quella sera, nella centrale Plaza de España, c’era un anticipo di primavera inoltrata nonostante fossero solo i primi giorni di marzo. Ragazzi in maniche corte, aria frizzante e allegria per le strade. Rimasi folgorata dalla bellezza di quella città così grande che permetteva di passeggiare tranquillamente anche di notte, e chiacchierare con gli amici come se fosse l’ora dell’aperitivo, entrare e uscire da bar e ristoranti per cenare dopo le 22.00 e potendo, rimanere in giro fino a sentir pulsare il cuore della notte, o aspettare di vedere l’alba prima di andare a dormire. Quella sera mi sentii libera, felice, anche perchè mi accorsi che quello che stavo studiando a Torino aveva un risvolto vero ed effettivo nella realtà, mi permetteva di capire cosa succedeva attorno a me stando in mezzo a persone sconosciute, e quel momento di rivelazione mi entusiasmò definitivamente, anche se fu solo un anticipo di tutto quello che poi avrei ricevuto da quella terra, e che continuo a ricevere. Iniziarono a schiudersi nuovi mondi nella mia vita, cominciai a sentirmi parte della grande famiglia di lingua spagnola, e ad ogni passo percepivo dentro di me che quella era la cosa giusta, ciò che stavo cercando.

Alla magia di quella sera aveva certamente contribuito la presenza di una persona del luogo. Un giovane filosofo neo laureato che le mie compagne di viaggio avevano conosciuto a Londra alcuni mesi prima, festeggiando il Capodanno. José ci aspettava seduto sui gradoni di Plaza de España. Un bel ragazzo alto e sorridente con indosso un baschetto nero ci avrebbe accompagnati quella sera e per tutta la durata del nostro viaggio alla scoperta della sua città.

Ma cosa c’entra José con Savater? Lo spiego subito. Inutile dire che nei miei successivi e interminabili viaggi in Spagna e a Madrid, ripresi sempre i contatti con José (Pepe) e divenni piuttosto familiare per lui, per suo fratello Javier (Francis) e i suoi genitori Charo e Pepe, e poi anche per sua moglie Pilar e oggi anche per le loro due figlie, Laura e Alba. Posso dire che agli inizi della mia avventura spagnola la famiglia Sánchez Tortosa fu la mia famiglia di adozione a Madrid.

Nell’autunno del 2002, mentre mi trovavo a Madrid per concludere delle ricerche per la tesi di laurea, José mi invitò alla conferenza di presentazione di un libro di cui era editore, Pensamientos arriesgados (La Esfera de los libros), un’opera che analizza il pensiero di Savater che emerge dalle sue numerose opere e che consente anche di approfondire la conoscenza dell’autore per mezzo di una lunga intervista che gli editori gli rivolgono. Quel giorno alla presentazione del libro alla Casa de América, il mio amico José era seduto di fianco a Savater. In quell’occasione capii che a volte nella vita il passato e il presente si uniscono in un giorno qualunque che diventa speciale per sempre, e che la letteratura, gli scrittori e le pagine dei libri possono diventare improvvisamente veri come la realtà, e le nostre vite di persone comuni incrociarsi con quelle dei grandi nomi letti sui banchi di scuola.

Che curioso, mi accorgo solo adesso che i miei incontri con Savater sono anche una questione di numeri: 1992, 2002, 2012…  Senza parole! Anzi, senza fiato!





A Cuneo gli Scrittori in città!

17 11 2011

Oggi inizia a Cuneo la XIII edizione di Scrittori in città, manifestazione letteraria che ogni anno crea spazi d’incontro per autori e lettori, tra le strade cittadine e in molti altri luoghi pubblici e privati che si animano di dibattiti, eventi teatrali, cinematografici e musicali. Per l’edizione di quest’anno è stato scelto il sottotitolo Orizzonti verticali. Si tratta del filo conduttore dell’evento, ci saranno dialoghi e interventi in cui si parlerà dei nuovi orizzonti che si aprono davanti a noi nell’epoca attuale, orizzonti diversi rispetto a quelli tradizionali del passato. I nuovi orizzonti sembrano piuttosto nodi, contraddizioni, paradossi. Sono sfide alle quali non possiamo sottrarci. Le parole degli scrittori in città sono un invito a puntare in alto per accettare gli unici orizzonti per i quali ha senso impegnarci: gli orizzonti strani e impervi del linguaggio e dell’immaginazione letteraria, quelli della politica, della ricerca, della scienza e dell’etica.

Il mio incontenibile interesse per la lingua, la storia e la cultura spagnola mi ha già guidata nella scelta di un dibattito a cui non potrò mancare: Anatomia di una nazione, domenica 20 novembre 2011 (ore 16) al Teatro Civico Toselli. Interverrà Javier Cercas, autore di Anatomia di un istante (Guanda 2010), libro che analizza il tentativo di colpo di stato attuato dal tenente-colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero Molina il 23 febbraio 1981 (giorno che in Spagna viene ricordato come il 23 F) facendo irruzione nell’emiciclo del Congresso dei deputati dove si stava votando l’investitura di Leopoldo Calvo Sotelo a presidente del governo.

Javier Cercas è una persona che ispira simpatia. Attento, affabile, rispettoso e gentile, si difende bene in italiano durante la conferenza al Teatro Toselli. Si scusa in anticipo per le incorrettezze e le imprecisioni, ma decide di rivolgersi al pubblico senza l’intervento dell’interprete, come ha iniziato a fare sin da subito, al suo arrivo a Torino per ritirare il Premio Salone Internazionale del Libro 2011.

Un riconoscimento importante per ciò che rappresenta: l’apprezzamento di migliaia di lettori, visitatori ed espositori del 24° Salone Internazionale del Libro che hanno espresso la loro preferenza mediante il voto elettronico lo scorso mese di maggio durante l’evento. Javier Cercas ha ritirato il premio sabato 19 novembre al Castello di Grinzane Cavour (Cn). Al termine del dibattito al Teatro Toselli rivela con soddisfazione di aver scoperto molte cose interessanti durante il suo viaggio attravero le province di Torino e Cuneo e, non ultimo, menziona con grande apprezzamento…  il Barolo!

Anatomia di un istante

Javier Cercas (al centro) durante il dibattito al Teatro Toselli





Quel leggero movimento delle parole…

19 09 2010

Da oggi ci sono anch’io nella rete, e da questo spazio dedicato alla traduzione e ai percorsi che attraverso le parole si possono praticare, vi rivolgo un sincero saluto di benvenuto!

Le lingue, i dialetti e i più diversi tentativi che compiamo giorno per giorno per comunicare e condividere, sono da tempo la mia grande passione.

Sono laureata in lingue e letterature straniere. Da circa sei anni vivo tra l’Italia e la Spagna. All’estero ho perfezionato la conoscenza della lingua e della cultura spagnola e ho avviato l’attività di traduttrice freelance nelle lingue italiano, spagnolo, inglese e francese. L’esperienza è in divenire, e continua a espandere anche la mia vita, depositando bagagli di parole, immagini ed emozioni. Il movimento, che mi ha fatto scoprire nuovi orizzonti, è ciò che sposta anche le lettere nello spazio e nel tempo, da una lingua ad un’altra, con leggerezza. Senza mezzi di trasporto, volano nei nostri pensieri, proprio come il vento della meseta, che muove le eliche dei mulini spagnoli.